• Avv. Chiara Ennas

Differenza tra assegno di mantenimento e assegno divorzile


  • L'assegno di mantenimento è la cifra che viene corrisposta da un coniuge dopo una separazione, fino al divorzio.

  • L'assegno divorzile è quello che, sostituendo quello di mantenimento, trova il suo inizio dopo il divorzio.




Spesso si sente parlare di queste due tipologie di assegno come se fossero sinonimi: questo perché, apparentemente, sembrano avere le stesse caratteristiche.

Ma non è così.

Sono, in realtà, due istituti diversi, e presentano varie differenze.


Prima di tutto, come accennato, l’assegno di mantenimento è quello che viene disposto con la sentenza di separazione tra i coniugi, mentre l’assegno divorzile o assegno di divorzio viene disposto, come si capisce dal nome, a seguito del divorzio tra marito e moglie.

Da quanto appena detto possiamo notare, per prima cosa, una differenza terminologica e, successivamente, una differenza riguardante la sede in cui tali assegni vengono disposti.

(Per capire la differenza tra "separazione" e "divorzio", leggi qui.)


A queste distinzioni però, negli ultimi anni, se n’è aggiunta un'altra riguardante il contenuto di tali assegni.

Infatti, inizialmente, tali misure assistenziali, in favore del coniuge economicamente più debole, venivano calcolate sulla base degli stessi criteri.

In seguito, però, sono intervenute due importantissime sentenze della Corte di Cassazione:

  • la Sentenza n. 11504/17 del 10.05.2017;

  • la Sentenza n. 18287/2018 dell’11.07.2018.

hanno sancito un’ulteriore e profonda divisione tra i due assegni in esame.


Ma ora, andiamo ad analizzare nello specifico le differenze!

1) Assegno di mantenimento: cos’è e quando spetta?

L’assegno di mantenimento è una misura che viene concordata tra i coniugi al momento della separazione oppure, qualora questi non raggiungessero un accordo, che viene disposta dal giudice.

Tale contributo di carattere economico è da versare mensilmente, e ha l'importante scopo di garantire al coniuge economicamente più debole, e quindi con il reddito più basso, anche dopo la fine della convivenza coniugale, lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.


✺ Pertanto, il presupposto per il versamento dell’assegno di mantenimento è una effettiva e sostanziale sproporzione di reddito tra i due coniugi.

Infatti il mantneimento è una misura assistenziale, è un sostegno economico per chi non ha le capacità e possibilità di mantenersi da sé.

Ciò significa che, se ci trovassimo in una situazione di medesima capacità economica, l'assegno di mantenimento non sarà dovuto in nessun caso.


Nel caso in cui marito e moglie non si mettono d’accordo sull’entità del mantenimento, sarà il giudice a deciderlo, tenendo conto di una serie di parametri:

  • durata del matrimonio;

  • differenza tra le condizioni reddituali dei due coniugi;

  • capacità (fisica e di salute, di età, di formazione) del coniuge più debole di lavorare per mantenersi da sé.

✺ Una particolarità consiste nel fatto che l’assegno di mantenimento non può essere richiesto dal coniuge a carico del quale, in corso di causa, venga attribuita la responsabilità sella separazione stessa: si tratta del cosiddetto addebito.

Ciò vuole dire che il giudice, durante la causa della separazione, accerta che la crisi definitiva del matrimonio sia stata determinata dal comportamento colpevole di uno dei due coniugi, che abbia violato una delle regole del matrimonio (obbligo di fedeltà, convivenza, contribuzione materiale e morale ai bisogni della famiglia...)

Ad esempio, il coniuge che abbia tradito l'altro/a, anche se disoccupato o economicamente più debole, non potrà mai richiedere il mantenimento.


2) Assegno di divorzio: cos’è e quando spetta?

Con il divorzio, l’assegno di mantenimento viene sostituito dall’assegno divorzile.


Quest'ultimo viene concesso alle stesse condizioni dell’assegno di mantenimento:

sproporzione di reddito tra i due coniugi;

non aver subito l'addebito della separazione.


Per cui, per esempio, se nel periodo tra la separazione e il divorzio:

  • il coniuge a cui spettava l’assegno di mantenimento ha migliorato la propria condizione reddituale, ad esempio iniziando a lavorare;

  • il coniuge che versava l’assegno, al contrario, ha peggiorato la propria condizione reddituale, ad esempio, perdendo il lavoro.

In tali casi, il giudice, in sede di divorzio, potrà decidere di diminuire l'importo dell'assegno precedentemente versato, o addirittura di non stabilire del tutto la corresponsione dell'assegno divorzile.


In aggiunta, l'assegno divorzile non spetterà al coniuge meno abbiente che abbia deciso di risposarsi.


Fin qui, i due istituti sembrano molto simili.

Veniamo ora alle loro differenze!

3) Assegno di mantenimento e di divorzio: quali sono le differenze?

✺ Come abbiamo visto all'inizio, la prima differenza è di carattere terminologico:

  • l’assegno di mantenimento viene disposto dopo la separazione;

  • l’assegno divorzile scatta invece dopo il divorzio.


La seconda differenza, forse la più importante, consiste nella finalità e nel criterio di liquidazione dell'importo dei due assegni:


1.) L’assegno di mantenimento mira a far mantenere al coniuge con il reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio e, perciò, viene calcolato sia in base alla situazione economica del coniuge con il reddito più basso, sia in base a quella del coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno.

Praticamente, il reddito più elevato dei due viene sostanzialmente diviso (al netto delle maggiori spese derivanti dalla separazione), in modo che le differenze economiche tra i due coniugi vengano livellate.

Quindi, tanto più è benestante uno dei due coniugi, tanto maggiore sarà l’assegno di mantenimento spettante all'altro coniuge.


2.) L'assegno di divorzio, invece, ha lo scopo di garantire all’ex coniuge economicamente più debole solo il necessario per essere economicamente autosufficiente e mantenersi da solo, nel caso in cui egli non fosse in grado di provvedervi con la propria capacità lavorativa.

Pertanto l'assegno divorzile, a differenza dell’assegno di mantenimento, non deve essere calcolato in base al precedente tenore di vita della coppia.

Infatti, se il coniuge con reddito più basso riesce a provvedere al proprio sostentamento economico, non avrà diritto ad alcun contributo.

In tal caso, al contrario, è indifferente quanto possa essere benestante uno dei due coniugi dal momento che, se il coniuge più debole fosse comunque autosufficiente, non potrà chiedere alcun assegno divorzile, neanche se l'ex partner fosse particolarmente ricco.


Unica eccezione è prevista per il coniuge che, con il proprio lavoro domestico, abbia consentito al marito/moglie di dedicarsi alla carriera e incrementare, in tal modo, la propria ricchezza.

Solo e soltanto in tal caso, l’assegno di mantenimento aumenterà proporzionalmente a tale ricchezza e quindi sarà superiore alla sola autosufficienza economica.

Tale caso si riferisce alle casalinghe/casalinghi che sono uscite/i dal mondo del lavoro per dedicarsi alla casa e alla famiglia.


A tal riguardo, nel 2017, la Cassazione ha spiegato che il giudice, nel momento in cui valuta se concedere o meno l’assegno divorzile, deve verificare se il coniuge richiedente ne abbia realmente diritto e bisogno.

Nel fare ciò, il giudice accerta se il coniuge più debole sia ancora giovane e in salute per poter lavorare, se le sue condizioni di formazione gli consentono di inserirsi nel mercato del lavoro, se effetivamente si sia mosso per cercare un'occupazione senza riuscirci, o se invece sia rimasto inerme facendo affidamento sull'assegno.


✺ A tal punto si introduce una terza differenza sostanziale, che consiste nella semplice e quasi automatica attribuzione dell'assegno di mantenimento e in un più severo giudizio di meritevolezza per l'assegno divorzile.

La ragione è semplice: il primo è una forma di “paracadute” per il coniuge che si ritrova, tutto d'un tratto, da solo e senza un sostegno economico; tra la separazione e il divorzio, invece, il coniuge economicamente più debole ha il tempo per cercare una soluzione che possa garantirgli l’autosufficienza.


Pertanto, chi chiede l’assegno divorzile dovrà dimostrare una delle seguenti condizioni:

  • non avere più un’età utile per collocarsi nel mondo del lavoro (che la Cassazione indica all’incirca da 45 anni in su);

  • non avere uno stato di salute tale da consentirgli di lavorare;

  • aver perso ogni contatto con il mondo del lavoro per essersi occupato della gestione della famiglia e dei figli;

  • di aver cercato attivamente un lavoro e di non esserci riuscito nonostante tutta la buona volontà.


Riepilogando...

ASSEGNO DI MANTENIMENTO

  • Viene disposto al momento della separazione;

  • Ha lo scopo di garantire, al coniuge meno abbiente, lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio;

  • È proporzionale al reddito di chi lo deve corrispondere;

  • Attribuzione semplice e quasi automatica;

  • Non spetta al coniuge che subisce l'addebito della separazione.

ASSEGNO DIVORZILE

  • Viene disposto al momento del divorzio;

  • Ha lo scopo di garantire all’ex coniuge economicamente più debole solo il necessario per essere economicamente autosufficiente;

  • Non ha importanza il reddito di chi lo deve corrispondere;

  • Attribuzione più severa e con onere della prova;

  • Non spetta al coniuge che subisce l'addebito della separazione.

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