• Avv. Chiara Ennas

Militari e social network: come comportarsi


Sei un militare e ti piace condividere sui social aspetti e momenti particolari della tua professione?

Ma lo sai che ci sono alcuni di limiti che, se non rispettati, ti possono esporre a conseguenze disciplinari o penali? E che alcuni comportamenti rischiano anche di compromettere l’immagine del proprio corpo di appartenenza nei confronti dell’opinione pubblica?


Ma non ti preoccupare: ecco una piccola guida su come comportarsi sui social network.


1) Militari e social network

Negli ultimi anni, come ben sappiamo, c'è stata un'enorme diffusione di strumenti di comunicazione di massa come i social network, in cui ogni utente può manifestare le proprie opinioni, idee, rivelare i propri gusti e condividere momenti di vita quotidiana e lavorativa.

Questa nuova realtà non poteva non toccare anche il rapporto di lavoro in genere e, in particolare e per quel che più ci interessa, il rapporto di lavoro alle dipendenze delle Forze Armate.


Infatti, per le organizzazioni militari, i social networks presentano molti aspetti interessanti (ad esempio possono essere positivamente utilizzati per pubblicizzare le operazioni militari, oppure per intercettare il giovane pubblico, target principale per il reclutamento) ma, al tempo stesso, anche alcune criticità in termini di sicurezza nella gestione delle informazioni e di rischi di compromissione dell’immagine del corpo.


Per questi motivi, tale aspetto può comportare delle conseguenze importanti dal punto di vista giuridico dal momento che, sui social, ogni post può raggiungere un pubblico di utenti potenzialmente illimitato, uscendo completamente dal controllo di chi li ha pubblicati.


Sono infatti presenti numerosi casi che mostrano come un messaggio, una foto o un video, apparentemente ritenuti innocui e divertenti, possano invece offrire ad altri una percezione negativa e contraria ai valori rappresentati dalla divisa o dal corpo militare in questione.


Alla luce di tutto ciò, quindi, cosa possono pubblicare su su internet e sui social gli appartenenti alle Forze Armate o di Polizia senza incorrere in sanzioni disciplinari, o in conseguenze penali?

2) La rilevanza giuridica dei contenuti condivisi dal militare

A questo punto, i militari e gli appartenenti alle forze dell'ordine si staranno domandando quali contenuti possono essere pubblicati sui social networks, senza correre il rischio di essere sanzionati.


Occorre, prima di tutto, chiarire: dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che tutte le informazioni condivise su internet dal militare possono acquisire rilevanza giuridica, dal momento che tutto quello che il militare decide di condividere su internet (quindi post, immagini, video ecc..) può considerarsi di pubblico dominio.


Ma bisogna distinguere:

  • Contenuti condivisi pubblicamente sul proprio profilo: questi, per la potenzialità di diffusione ad un pubblico indeterminabile, sono da considerarsi rilevanti dal punto di vista giuridico, e quindi utilizzabili in un eventuale processo;

  • Contenuti e informazioni inviati tramite messaggi privati ad uno o più utenti: questa categoria di contenuti, al contrario, ad accesso "filtrato", raggiunge un numero di persone determinato ed esiguo, e pertanto non hanno rilevanza giuridica e vengono considerati inutilizzabili in ambito processuale.

SOSTANZIALMENTE...

La potenziale rilievanza giuridica, disciplinare o penale, dei contenuti condivisi pubblicamente su internet dai militari, è ormai riconosciuta pacificamente dalla giurisprudenza ordinaria, amministrativa e militare.

La sola importante eccezione è costituita dalle informazioni che vengono condivise in modo privato, con uno o più soggetti determinati o all'interno dei canali riservati disposti dall’ordinamento militare.



2.1) Contenuti condivisi pubblicamente: RILEVANZA DISCIPLINARE

Per capire se i contenuti condivisi dal militare possano sottoporlo ad una sanzione di tipo disciplinare è necessario, prima di tutto, riferirsi alla recente Sentenza n. 562/2016 del T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, con la quale sono stati fissati alcuni principi base.


Questa sentenza ha fatto scalpore, perchè ha ritenuto legittima la sanzione disciplinare inflitta ad un militare per aver postato, su Facebook, delle fotografie del proprio sito di sorveglianza presso l’Expo di Milano, allagato a causa della pioggia, a testimonianza della situazione di degrado in cui il personale al servizio delle Forze Armate si trovava ad operare, nonostante si trovasse in un contesto importante e significativo per la nazione.


Questo post, come spesso accade all'interno di Facebook e dei social in genere, ha scatenato un'ondata di commenti denigratori, da parte di altri utenti di Facebook, nei confronti del corpo dell'Esercito.

Secondo il Tar di Trieste, che ha respinto il ricorso del militare, questi commenti sono lesivi per il prestigio delle Forze armate e, di conseguenza, la sanzione disciplinare inflitta al militare è da considerare legittima.


Infatti, i Giudici triestini hanno affermato che anche per la pubblicazione sui social networks, considerati siti pubblici per il numero indeterminabile di persone che riescono a raggiungere, il militare deve operare nel rispetto delle norme relative al segreto militare fissate dal Regio Decreto dell’11 luglio 1941 e, soprattutto, ha l'obbligo e il dovere di non pubblicare, sui siti pubblici, contenuti di qualsiasi tipo (fotografie, commenti...) che siano in grado di nuocere al prestigio dell’Amministrazione.


2.2) Contenuti condivisi pubblicamente: RILEVANZA PENALE

Come già detto, l'utilizzo indebito dei social da parte del personale militare, oltre al piano disciplinare, può assumere rilevanza anche in ambito penale, nei casi in cui la lesività delle espressioni utilizzate o dei contenuti condivisi, rivolti specificamente a superiori gerarchici, a colleghi o ad un corpo militare in generale, assuma una particolare gravità.


In tali casi, i comportamenti del militare potrebbero integrare il reato di diffamazione, previsto dall’art. 227 del codice penale militare in tempo di pace, ai sensi del quale:

"1° comma: Il militare, che, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende la reputazione di altro militare, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione militare fino a sei mesi. 2° comma: Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, o è recata per mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione militare da sei mesi a tre anni. 3° comma: Se l'offesa è recata a un corpo militare, ovvero a un ente amministrativo o giudiziario militare, le pene sono aumentate."

I social networks, vista la loro idoneità a raggiungere un numero indeterminabile di persone, secondo la giurisprudenza, devono essere inclusi tra gli "altri mezzi di pubblicità" a cui si riferisce il secondo comma del suddetto articolo: di conseguenza, la condotta denigratoria compiuta sui social andrà ricondotta all'ipotesi di diffamazione aggravata.


Rientra nell'ipotesi di diffamazione anche la pubblicazione sui social di contenuti senza espressa specificazione dei destinatari: infatti, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. V Pen., con la Sentenza n. 101 del 19 ottobre 2017 chiarisce che: “Si configura il reato di diffamazione a mezzo di strumenti telematici se i commenti diffamatori, pubblicati tramite post sul social network Facebook, possono, pur in assenza dell’indicazione di nomi, riferirsi oggettivamente ad una specifica persona, anche se tali commenti siano di fatto indirizzati verso i suoi familiari”.


Ma quindi, cosa si può pubblicare sui social senza essere sanzionati?

3) Quali contenuti si possono pubblicare sui social e quali no

A questo punto, militari qui presenti, non preoccupatevi!

Ora spieghermo come dovreste comportarvi per evitare le spiacevoli conseguenze finora descritte.


Per capirlo, dobbiamo vedere che cosa stabiliscono sia il Regio Decreto n. 1161/1941, sia il Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di Ordinamento militare.


1. REGIO DECRETO N. 1161 DELL'11 LUGLIO 1941

Vieta:

- La divulgazione di notizie che possano essere d'aiuto al nemico, nello specifico: riservate riferibili a materiale o avvenimenti interessanti l’efficienza bellica dello Stato, ovvero interessanti le operazioni militari in progetto o in atto, e la divulgazione di notizie aventi comunque interesse militare”, di conseguenza:

  • è vietato fotografare le installazioni militari, i militari in servizio e i loro armamenti;

  • è vietato fare e divulgare foto rappresentative di operazioni militari in progetto e la divulgazione di notizie di interesse militare;

  • è vietato fotografare e divulgare foto che potrebbero, in qualche modo, violare il segreto militare.


2. TESTO UNICO DELLE DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI IN MATERIA DI ORDINAMENTO MILITARE

Vieta:

- La divulgazione di notizie attinenti al servizio, anche se insignificanti e ordinari, poiché potrebbero costituire, comunque, materiale informativo;

- Comportamenti, nella vita privata o sui social, che potrebbero recare pregiudizio o screditare l’immagine dell’amministrazione e del corpo di appartenenza: ad esempio, sui social, i militari dovranno prestare estrema attenzione alle parole utilizzate, per evitare di porre in atto comportamenti inopportuni che potrebbero essere fraintesi o strumentalizzati.


Sconsiglia:

- L'utilizzo di immagini o informazioni che possano dichiarare lo status o la professione del militare, in modo da tutelarli da qualsiasi eventuale presa di mira o strumentalizzazione.

Quindi un militare può pubblicare la propria foto in divisa sui social, perché non si tratta di un caso di “divulgazione di notizie riservate”, ma è raccomandabile non farlo.


3. CIRCOLARE DELL'ARMA DEI CARABINIERI

Un altro documento, che potrebbe essere d'aiuto a far capire ai militari come comportarsi sui social, è costituito sicuramente dalla circolare pubblicata qualche anno fa dall’Arma dei Carabinieri.

Sebbene questo atto sia finalizzato a regolamentare l’uso dei social network da parte dei militari appartenenti all'Arma, ciò non toglie che possa essere utilizzato come linea guida per il comportamento anche da parte degli appartenenti ad altri corpi militari.


Nella circolare, è stato imposto il divieto di:

- utilizzare foto profilo che rendano pubblica la loro posizione (ad esempio le foto in uniforme);

- utilizzare la denominazione e gli emblemi (quindi anche l'uniforme) istituzionali al di fuori delle situazioni che non si riferiscano al servizio;

- pubblicare contenuti in chat, blog, forum e in generale nei social, che rivelino vicende riferite al servizio che, al contrario, dovrebbero rimanere riservate o che siano idonee a ledere l'immagine e il prestigio dell'Arma;

- creare e amministrare siti o pagine sui social che si riferiscono a determinati comandi o reparti e, in tali ambiti, è altresì vietato qualificarsi in relazione ai propri compiti di servizio.



Riepilogando

L'avvento dei social networks ha interessato numerosi aspetti della nostra vita, quotidiana ma anche lavorativa.

Spesso pubblichiamo contenuti senza pensare alle conseguenze, ma dovremmo stare più attenti.

Una maggiore attenzione, in quest'ambito, dovrebbe essere prestata dagli appartenenti alle Forze Armate e di Polizia, a causa della particolarità della loro professione, alla rilevanza e serietà del loro ruolo e del prestigio di cui godono tali corpi agli occhi della Nazione.


Quali contenuti assumono rilevanza giuridica?
  • Contenuti condivisi pubblicamente sul proprio profilo: questi, per la potenzialità di diffusione ad un pubblico indeterminabile, sono da considerarsi rilevanti dal punto di vista giuridico, e quindi utilizzabili in un eventuale processo;

  • Contenuti e informazioni inviati tramite messaggi privati ad uno o più utenti: questa categoria di contenuti, al contrario, ad accesso "filtrato", raggiunge un numero di persone determinato ed esiguo, e pertanto non hanno rilevanza giuridica e vengono considerati inutilizzabili in ambito processuale.


1. RILEVANZA DISCIPLINARE DEI CONTENUTI PUBBLICI

La sanzione disciplinare sarà legittima ogni qualvolta il militare violi il divieto di pubblicare, sui siti pubblici, contenuti di qualsiasi tipo (fotografie, commenti...) che siano in grado di nuocere al prestigio del corpo di appartenenza. (Sentenza n. 562/2016 del T.A.R. Friuli-Venezia Giulia).


2. RILEVANZA PENALE DEI CONTENUTI PUBBLICI

Assumono rilevanza penale i casi in cui la lesività delle espressioni utilizzate o dei contenuti condivisi, rivolti specificamente a superiori gerarchici, a colleghi o ad un corpo militare in generale, assuma una particolare gravità, andando ad integrare il reato di diffamazione aggravata previsto dall'art. 227, comma 1 e 2, del codice penale militare in tempo di pace.


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