• Avv. Chiara Ennas

Qual è la differenza tra separazione e divorzio?


La separazione e il divorzio, sono le due procedure messe a disposizione dal nostro ordinamento per porre rimedio ad un matrimonio che, purtroppo, non funziona più.

Nonostante questi termini siano a volte utilizzati come sinonimi, in realtà si tratta di strumenti molto differenti tra loro ma, allo stesso tempo, collegati.

Infatti, nonostante abbiano lo stesso scopo, ovvero quello di sollevare la coppia, non più affettivamente unita, dagli obblighi matrimoniali, presentano delle differenze importanti.

È opportuno, pertanto, averle ben chiare, per poter prendere decisioni con maggiore consapevolezza.


Con la separazione i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli obblighi e gli effetti, nell'attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio.

Con il divorzio, invece, vengono a cessare definitivamente tutti gli effetti e i vincoli del matrimonio, sia sul piano personale, che su quello patrimoniale.


Ma vediamo di approfondire...

1) Differenza tra separazione e divorzio: in generale e cosa dice la legge

Come anticipato, separazione e divorzio sono cose ben diverse; nella maggior parte dei casi, l’uno è la conseguenza dell’altro, anche se vi sono circostanze in cui, dopo un periodo di separazione, la coppia può decidere di tornare insieme.

In sostanza, la separazione non è seguita necessariamente dal divorzio ma, quest'ultimo, si può chiedere soltanto dopo la separazione.


La separazione consiste in un periodo, in cui i vincoli derivanti dal matrimonio vengono sospesi.

Una sorta di "pausa di riflessione", per far capire ai coniugi se ci possa essere una possibilità di ricongiungimento o meno, prima del divorzio.

Il nostro ordinamento, infatti, impone di provare a ricucire il rapporto matrimoniale, quando sia possibile e benefico per la coppia.


Ma, che cosa vuol dire che i vincoli derivanti dal matrimonio vengono sospesi?

Vuol dire che i coniugi:

  • non devono più rispettare i doveri coniugali;

  • sono liberi di porre fine alla convivenza sotto lo stesso tetto;

  • non devono più rispettare il dovere di fedeltà;

  • non sono più tenuti a collaborare nell’interesse della famiglia;

  • non sono più obbligati a prestare assistenza morale e materiale all’ altro.

Nonostante ciò, bisogna evidenziare che dopo la separazione si rimane comunque coniugi, e dunque, non ci si può risposare.


Il divorzio, invece, segna lo scioglimento definitivo del vincolo e la fine di tutti gli effetti civili del matrimonio, e può essere stabilito dal giudice solo dopo che sia trascorso inutilmente il periodo di separazione.

Tale scioglimento produrrà effetti dal momento della sentenza di divorzio.


Esso, dunque, pone per sempre la parola "fine" all'esperienza di vita coniugale.

La cessazione del matrimonio produce effetti dal momento della sentenza di divorzio e, solo a seguito di divorzio, il coniuge può pervenire a nuove nozze.


Ricapitolando, la separazione è la condizione necessaria affinché possa verificarsi il divorzio.

In Italia, infatti, non è possibile divorziare senza che prima non sia trascorso un periodo di separazione (a parte alcune eccezioni): questo periodo di tempo è indispensabile in quanto la separazione non è definitiva e si può sempre procedere con la riconciliazione tra i due coniugi.


La differenza sostanziale tra i due istituti, quindi, è questa:

- durante la separazione si continua ad essere sposati e ci si può riconciliare in qualsiasi momento;

- Il divorzio, invece, scioglie per sempre il vincolo matrimoniale; se i due ex congiugi vorranno riconciliarsi, dovranno convolare nuovamente a nozze.


I due istituti presentano delle differenze anche a livello normativo, dal momento che:

  • la separazione è disciplinata dal codice civile agli artt. 150 e seguenti e dal codice di procedura civile agli artt. 706 e seguenti.

  • il divorzio è disciplinato prevalentemente, a differenza della separazione, dalla legge sul divorzio, la n. 898/1970.


2) Separazione e divorzio: tempi

Separazione e divorzio hanno tempistiche molto diverse.

In ogni caso, quello che fa la differenza in tale frangente è il fatto che ci sia o meno il consenso di entrambi i coniugi: se c’è la volontà di separarsi e divorziare, infatti, sicuramente potranno essere evitate lunghe e costose battaglie legali.


Tutto ciò perché la nuova legge sulle separazione e sui divorzi, che ha portato nel 2015 all’introduzione del divorzio breve, ha accorciato notevolmente i tempi e i costi necessari per portare a termine tali procedure.

  • nel caso di separazione consensuale si è infatti passati da 3 anni a 6 mesi : significa che si può arrivare al divorzio in meno di un anno.

Tuttavia, tutto ciò è possibile in caso di accordo tra le parti: nelle situazioni più conflittuali, invece, le cose possono prendere una piega molto più lunga e si dovrà procedere con la separazione giudiziale, con conseguenti allungamenti di tempi dato che si dovrà cercare un accordo su questioni delicate come quelle economiche, l’assegnazione della casa e l’affidamento dei figli.

  • nel caso di separazione giudiziale, infatti, non vale più il termine breve di 6 mesi, ma si potrà procedere al divorzio dopo 12 mesi dalla prima udienza davanti al giudice, con conseguente aumento delle tempistiche anche successivamente, in fase di divorzio.


Di sicuro, la via più veloce ancora è quella della negoziazione e assistita.

Tramite questo sistema, invero, la separazione e il divorzio consensuali vengono conclusi tramite accordo davanti agli avvocati, senza passare dal Tribunale: basterà che entrambi i coniugi si rechino nello studio dell'avvocato e mettano una firma sull'accordo raggiunto. Successivamente, il legale eseguirà la fase del controllo da parte della procura e l’annotazione da parte dell’ufficiale di stato civile.


La negoziazione assistita può essere utilizzata senza limiti, ma, per poterne beneficiare, devono essere presenti due requisiti:

  • ci deve essere l'accordo dei coniugi su ogni aspetto della separazione/divorzio;

  • i coniugi devono essere unite in matrimonio e senza figli (quindi non applicabile in caso di prole o convivenza senza matrimonio).

Con questa modalità, il tempo è ridotto al punto che l’intera procedura può concludersi anche nell’arco di un mese soltanto, termine minimo indicato dalla legge.



3) Separazione e divorzio: costi

Anche i costi possono essere molto differenti e, anche in questo caso, molto dipende dal fatto che ci sia o meno il consenso di entrambi i coniugi.

Infatti:

  • nel caso in cui vi sia il consenso di entrambi e l'accordo su ogni aspetto della separazione (a condizione che non ci siano figli minori o disabili), ci si può separare anche in Comune con la spesa di soli 16 euro per la marca da bollo;

  • nel caso in cui, al contrario, il consenso non ci sia, sarà necessario agire con il supporto di un professionista legale e, di conseguenza, si dovrà tener conto della sua tariffa, che può oscillare tra 1.000/1.500€ fino a 2.500/3.000€.


Ora che abbiamo visto le differenze principali tra separazione e divorzio, veniamo alla parte che crea maggiori perplessità e dispute: gli aspetti economici.

4) Separazione e divorzio: assegni e pensioni

Anche in questo ambito, separazione e divorzio presentano conseguenze molto diverse, che ora vedremo nel dettaglio.


1. Assegno di mantenimento/divorzile per i coniugi: sia in caso di separazione che di divorzio, l’ex coniuge economicamente più debole ha diritto a ricevere un assegno che, però, ha una funzione sensibilmente diversa a seconda della sede in cui viene riconosciuto.

A tal riguardo è intervenuta la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 12196/2017, ha chiarito la differenza tra i due tipi di assegno:

  • l’assegno di mantenimento, riconosciuto in sede di separazione, ha la funzione di assicurare, al coniuge, il mantenimento dello stesso tenore di vita che aveva in corso di matrimonio. Il valore di tale assegno viene stabilito dal giudice in base alle condizioni reali, reddituali e di patrimoniali del coniuge obbligato;

  • l’assegno divorzile, invece, riconosciuto in sede di divorzio e previsto dall'art. 5 della legge 898/1970, deve solamente garantire l’autonomia e l’indipendenza economica del coniuge che ha il reddito più basso: ciò significa che spetta solo e nella misura in cui l’altro coniuge non sia economicamente sufficiente e non possa lavorare.

In aggiunta, è da evidenziare che, nel caso in cui il matrimonio fosse finito a causa del coniuge economicamente più debole (ad esempio in caso di adulterio), quest’ultimo non avrebbe diritto ad alcun assegno.

Qualora, invece dovesse versare in condizioni di grave disagio economico, potrà chiedere il diritto agli alimenti, il cui valore è comunque nettamente più basso rispetto agli altri due tipi di assegno.


2. Assegno per i figli: che cosa cambia quando sono presenti figli?

  • Sia in caso di divorzio che di separazione, entrambi i genitori (in misura alle loro possibilità economiche) sono obbligati a occuparsi del mantenimento e dell'educazione dei figli, a prescindere da quale diventerà la loro nuova dimora. Il genitore che non abiterà con i i figli dovrà comunque versare periodicamente un assegno per il loro mantenimento;

  • i figli, infatti, avranno il diritto di mantenere lo stesso tenore di vita che avevano prima della separazione/divorzio, fino a quando non diventeranno economicamente indipendenti.

3. Pensione di reversibilità: il diritto a ricevere la pensione di reversibilità o indiretta del coniuge defunto spetta:

  • al coniuge separato (anche nel caso in cui quest’ultimo abbia rinunciato all’eredità dell’ex coniuge per la presenza di debiti).

  • al coniuge separato con addebito (Cass n. 2606/2018);

  • al coniuge divorziato nel caso in cui l'ex coniuge non si sia risposato, sempre se il periodo di lavoro che dà diritto alla pensione faccia riferimento al periodo antecedente il divorzio e se già era beneficiario di un assegno divorzile periodico;

  • al coniuge divorziato anche nel caso in cui l'ex coniuge si sia risposato anche se, in tale situazione, riceverà solo una parte della pensione del defunto coniuge, che andrà spartita con la vedova delle seconde nozze. L’importo di tale quota sarà calcolato sulla base della durata del matrimonio, del diritto al mantenimento e delle condizioni economiche del beneficiario.

4. TFR (Trattamento di fine rapporto): il trattamento di fine rapporto consiste nella liquidazione che un lavoratore subordinato riceve al termine del suo rapporto di lavoro, del valore di una mensilità moltiplicata per tutti gli anni relativi alla durata del rapporto di lavoro.

Il TFR:

  • non spetta in caso di separazione, ma l'ex coniuge potrà richiedere al giudice di considerare il TFR percepito dall’altro coniuge ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento;

  • in caso di divorzio, invece, si ha diritto al 40% del TFR dell'altro coniuge, ma solo se si è titolari di assegno di divorzio e non ci si è risposati.


5. Eredità: un’altra differenza di non poco conto fra la separazione e il divorzio riguarda i diritti successori.

Infatti:

  • nel caso in cui uno dei coniugi dovesse morire in costanza di separazione, il superstite avrebbe diritto all’eredità alle stesse condizioni sancite dal matrimonio;

  • il diritto all’eredità del coniuge andrebbe invece perso in caso di divorzio.


Ricapitolando...

SEPARAZIONE

  • Disciplinata dagli artt. 150 c.c. e seguenti e dagli artt. 706 c.p.c. e seguenti;

  • gli effetti civili del matrimonio vengono sospesi;

  • dopo si arriva o ad una riconciliazione, o al divorzio;

  • non ci si può risposare.


DIVORZIO

  • Disciplinato prevalentemente dalla Legge sul divorzio n. 898/1970;

  • vi è una totale e definitiva cessazione degli effetti civili del matrimonio;

  • è successivo alla separazione;

  • ci si può risposare.

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